Ascoltami! L’arte di ascoltare gli altri e se stessi…seduti sul sofà

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Ascoltami! L’arte di ascoltare gli altri e se stessi…seduti sul sofà

Il salotto è la stanza più social della casa. Un luogo dove accogliere e scambiare confidenze, emozioni, sentimenti con i nostri famigliari e amici.

Dopo aver sperimentato anni di isolamento e distanziamento abbiamo ben compreso che quella di essere ascoltati è una delle necessità umane più profonde. Quando questa semplice necessità viene soddisfatta da un ascolto attento ed empatico, ci sentiamo completi e pronti ad andare avanti.

È incredibile quanto velocemente ed efficacemente si possa cambiare la visione della nostra storia, dei nostri sentimenti o le nostre opinioni quando sono ascoltati con attenzione da chi ci sta accanto.

Se non possiamo essere ascoltati, cessiamo di esistere in tutto tranne che nella nostra mente. Ci sentiamo tristi abbattuti e iniziamo a dubitare della nostra stessa voce interiore e della realtà. Spesso la necessità di essere ascoltati è più importante di trovare soluzioni. Se chi ci sta accanto non ci vuole ascoltare con attenzione, più che il problema che ci affligge sarà la sensazione che i nostri sentimenti non sono considerati dall’altro a farci soffrire. Questa, nelle coppie o tra figli e genitori, è una dinamica frequente.

Nel libro affascinante di Anodea Judith “il libro dei Chakra” ed. Neri Pozza, l’autrice descrive un esempio di ascolto attivo che trovo molto interessante.

Un insegnamento da comprendere e mettere in pratica alla prima occasione, seduti sul divano di casa accanto a chi amiamo e ci vuole parlare.

L’ascolto attivo

“L’ascolto attivo offre agli altri l’esperienza di essere uditi.  Nell’ascolto attivo ci acquietiamo e rivolgiamo la nostra intera concentrazione e la nostra energia verso l’altra persona. Mentre chi ci sta difronte parla possiamo annuire o dire “mmhm”, per farle capire che siamo lì in ascolto, ma non dobbiamo interrompere o fare alcun commento. Quando chi ci sta di fronte ha finito di parlare, le chiediamo se c’è altro. Allora possiamo fare delle domande o chiarire qualcosa che non abbiamo capito, ma senza fare commenti, dare suggerimenti, argomentare o giudicare.

Quando sentiamo di aver capito ciò che la persona ha detto, allora le rispondiamo spiegando quello che abbiamo udito, ma con le nostre parole.

Si può rispondere quindi semplicemente ripetendo quello che si ha sentito, al di là del fatto che siate d’accordo o meno o che abbiate un altro punto di vista da offrire. Ripetendo quello che avete udito, è anche importante non ripetere parola per parola ciò che è stato detto, ma formulare la vostra risposta in un modo tale da far capire che avete compreso quello che è stato detto.  La persona che comunica con voi avrà allora la possibilità di farvi sapere se l’avete ascoltata o no nel modo giusto. Se viene fatta una correzione, è importante riprovare a vedere se a questo punto avete veramente capito.

Solo quando la persona che ha parlato per prima è convinta di essere stata ascoltata veramente è arrivato il momento per voi di comunicare la vostra verità.

Potreste dire: “Se sei convinta/o che ti ho ascoltato nel modo giusto allora vorrei farti sapere cosa penso io. Va bene?”

Quando sia voi che la persona che state ascoltando siete convinti di essere stati reciprocamente uditi e compresi pienamente (e questo può richiedere più sforzi prima che si verifichi) potete iniziare a cercare una soluzione che tenga conto delle reciproche esigenze.

Altrettanto importante è ascoltare voi stessi mentre parlate. Se troviamo delle difficoltà nella comunicazione, può essere di aiuto registrare le nostre conversazioni con gli altri, oppure le conversazioni con noi stessi, per sentire le sfumature. Come ci si può sentire se si viene apostrofati con le parole che dite? Che cosa sentite tra le righe mentre ascoltate la vostra voce? Come rendere la vostra comunicazione più diretta ed efficace?”

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Alle volte non ci rendiamo conto del nostro “tono” di voce che molto spesso è una replica di quello che abbiamo sentito dai nostri genitori da quando siamo nati. Trovare il nostro “tono” per comunicare con serenità e gentilezza è fondamentale per ascoltare ed essere ascoltati efficacemente.

Per concludere, ecco un piccolo esercizio da fare allungata sul divano o piacevolmente sprofondata nella tua poltrona preferita. Un facile e veloce metodo per placare le mille voci che affollano la tua mente e rilassarti profondamente. Dopodiché, questo semplice esercizio, lo potrai ricreare ovunque e in qualsiasi momento in cui ti sentirai stressata e in ansia. Ti basterà ricordare la piacevole sensazione provata sul tuo divano o sulla tua poltrona preferita per riprendere a respirare con calma e ritrovare serenità, equilibrio e pace.

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Quando sei sul divano o seduta sulla poltrona più confortevole e ti senti piacevolmente rilassata, presta la massima attenzione alla respirazione.

Che cosa succede? I tuoi respiri sono profondi? Come sono il ritmo e la velocità? In che posizione ti trovi? Qual è il rapporto inspirazione/espirazione?Quanto è lunga la tua inspirazione? E l’espirazione?

Assicurati di osservare ogni aspetto del tuo respiro in quel momento di rilassamento.

La prossima volta che ti sentirai ansiosa o nervosa, indipendentemente da dove ti troverai, ricorda come respiravi quando te ne stavi rilassata sul tuo divano o sulla tua poltrona preferita. Comincia a respirare alla stessa velocità, ritmo e proporzione.

Trova una poltrona, un divano, un posto in cui sederti, sistemati nella stessa confortevole posizione e respira esattamente nello stesso modo in cui respiravi quando eri rilassata, ti basterà un minuto!  Osserva come il respiro diventa più regolare e ti conduce verso uno stato più positivo. Nota come le sensazioni fisiche sgradevoli comincino a modificarsi non appena ti concentri sulla respirazione … da divano!

Immagini da archivio CASAtherapy e Pinterest

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